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 - Goodbye Mr. Zeus !

Goodbye, Mr. Zeus!

La vita di Alberto, impiegato di banca, è segnata da continui malintesi e sfortune. Adelaide la sua fidanzata, maniaca del controllo, cerca in tutti i modi di rimediare alle sventure del compagno, la situazione precipita quando nella loro vita si “intromette” Zeus, un esemplare di carassius auratus, ovvero, un comunissimo pesce rosso.

Goodbye, Mr. Zeus!, pellicola diretta da Carlo Sarti (Se c’è rimedio perché ti preoccupi), già vincitrice, grazie alla sceneggiatura, del premio Solinas nel 1998, arriva sul grande schermo dopo una lunga e non semplice trafila (il progetto, sottoposto al giudizio della Commissione cinema del ministero per i Beni Culturali, è stato per due volte approvato all’unanimità, anche se con mancata sovvenzione per esaurimento delle risorse finanziarie). Sarti cerca di sottolineare quelle che potrebbero essere le similitudini tra l’essere umano, per antonomasia animale perfetto e dinamico e il pesciolino rosso, animale muto e costretto a vivere chiuso in una boccia di vetro, portando lo spettatore a riflettere sulla propria vita, sulle proprie angosce, costretto a vivere assecondando le aspettative di chi gli sta attorno e della società, ritrovandosi spesso a sbattere contro le pareti della propria boccia di cristallo.

È proprio il caso di Alberto, interpretato da Fabio Troiano (A/R Andata + Ritorno, Giorni e nuvole, Cado dalle nubi), prigioniero di una vita fatta da insuccessi e insoddisfazioni lavorative, logorata dal continuo stress cittadino e soffocato dalle continue pressioni della compagna Adelaide, impersonata da Chiara Muti (La bambola, Rosa e Cornelia, Musikanten). Il vero protagonista, il piccolo Zeus, altro non è che l’inconscio di Alberto, che prepotentemente emerge in superficie. Il dialogo tra i due può essere interpretato con un monologo interiore dell’uomo. Quello che il pesce rosso ordina, consiglia, propone al suo padrone è ciò che in realtà Alberto stesso vuole compiere, ma che non ne ha mai avuto il coraggio. Non mancano citazioni e riferimenti alla psicoanalisi, non a caso, uno dei personaggi, il dottor Salingheri, Umberto Bortolani, può essere interpretato come una rivisitazione moderna del padre della psicanalisi Sigmund Freud (notevole anche la somiglianza fisica).

Piccolo omaggio anche ai grandi cinematografi del passato, in alcune scene, infatti, è possibile notare sullo schermo di una televisione, quella che solitamente fa compagnia a Zeus, personaggi come Buster Keaton e scene tratte dai film di Francois Truffaut.

Il film maschera con battute, gag e personaggi un po’ grotteschi, come il detenuto Procolo, Max Mazzotta, una sottile vena di malinconia, è un invito a riflettere sul proprio modo di vivere, sulla possibilità di ribellarsi alle convenzioni alle quali siamo costretti a sottostare, dopotutto, ognuno di noi vive nel proprio “acquario” personale.
Carmela Ferrentino http://www.doppioschermo.it/recensioni/goodbye-mr-zeus.html)

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vedi anche:

http://www.agisscuola.it/index.php?option=com_content&view=article&id=417:bologna-good-bye-mr-zeus-&catid=9:notizie&Itemid=100004



www.mymovies.it/film/2010/goodbyemrzeus/


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www.cinematografo.it/cinemedia/igoodbye_mr./i_troiano/00015937_Goodbye_Mr._Troiano.html


Goodbye Mr.
Troiano!
"Scaricato dopo una telefonata di Francesca Inaudi alla produzione", denuncia l'attore, che a luglio avrebbe dovuto lavorare a un nuovo film. Intanto si consola con un pesciolino rosso...
Che non fosse sereno si era capito. Lo sguardo basso, nero, mai in asse con i giornalisti seduti in platea. Storto, in ogni senso: "Dovevo iniziare le riprese del mio nuovo film il 12 luglio. Senonché la protagonista, Francesca Inaudi, mi ha fatto la cortesia di chiamare la produzione minacciando che avrebbe lasciato il set se ci fossi stato anche io. Così sono stato scaricato".
Fabio Troiano toglie l'ovatta alle solite abbottonatissime conferenze stampa - alla Casa del Cinema di Roma presentava insieme al regista Carlo SartiGoodbye Mr. Zeus! (che venerdì uscira in una dozzina di sale con Archibald Enterprise Film) - per denunciare il presunto sgarro subito dalla collega - già sua partner in Dopo mezzanotte (2005) - con la quale avrebbe dovuto ritrovarsi sul set di Come trovare l'uomo giusto nel momento sbagliato: "Voglio denunciare questo fatto perché trovo scandaloso che avvengano certe cose tra colleghi e per farvi aprire gli occhi sul mondo del cinema italiano: non è il regno fatato di cui tutti parlano". Una denuncia forte, che fa passare in secondo piano la bella prova di Troiano in Goodbye Mr.Zeus!, dove l'interprete torinese è un uomo prigioniero della propria routine (un noioso lavoro in banca) e degli affetti (la possessiva fidanzata impersonata da Chiara Muti) fino a quando l'incontro con un pesciolino rosso non gli cambierà la vita: "Mi piaceva l'idea del rovesciamento - spiega Sarti -, porre il pesciolino in una posizione di forza e di guida rispetto all'uomo che si riscopre al contrario fragile e prigioniero, come il pesce, in un acquario".

Una commedia strana, inedita per gli standard produttivi tricolore. Leggera, ma pervasa da un'inguaribile tristezza ("siamo tutti profondamente soli", dichiarerà a un certo punto uno dei personaggi), certo ombelicale e vagamente surreale: "
Maurizio Nichetti - ricorda il regista - dieci anni fa mi aveva detto che un film del genere non avrei potuto farlo in Italia. E invece...". Invece Sarti il suo film l'ha realizzato. Vincendo anche il Premio Solinas per la migliore sceneggiatura. Ma le traversie produttive non sono mancate: "Non avere avuto il finanziamento ministeriale ci ha penalizzato non tanto in termini di budget quanto di distribuzione. Avere spazio in sala è maledettamente più complicato". Sostenuto dalla Film Commission Emilia Romagna (e a Bologna sono dedicate alcune belle "vedute" del film), Goodbye Mr. Zeus! è costato appena 400.000 euro: "Ho sempre lavorato in film low-budget - dichiara Troiano - e tutte le volte ho avuto la conferma che son le storie, non i soldi, a rendere speciale un progetto". Implacabile arriva la domanda sul suo rapporto con il Carassius Auratus (volgarmente detto pesce rosso) sul set: "Mi sentivo un cretino mentre facevo finta di parlargli". Sarti non è d'accordo: "Sono animali incredibili, realmente comunicano con l'uomo. In una delle scene finali si vede come il pesciolino rosso capisca perfettamente cosa sta per accadere. E lo fa notare spruzzando l'acqua sulla faccia di Fabio".
Ma prima che qualcuno corra a comprare un qualsiasi pesce rosso credendolo un animale parlante è doveroso ricordare che il film utilizza sempre lo stesso esemplare: "Non l'abbiamo mai cambiato - ammette Sarti - ma per alcune sequenze abbiamo usato quelli di gomma". Resta qualche perplessità sulla morale del film: "Sia l'uomo che il pesce vogliono liberarsi, è chiaro", sottolinea il regista. Certo, il problema però è il prezzo di questa liberazione, che non coincide con una reale presa di coscienza del protagonista e dei conflitti che deve affrontare, ma si esaurisce nella semplice fuga da tutto e tutti. Interviene Troiano: "Già solo fuggire è per questo ragazzo un modo di reagire, di spezzare il circolo delle passività". Questo ci convince di più. Soprattutto se detto da uno che ha appena spezzato il circolo delle formalità. Sarti lo segue a ruota: "Vorrei portare al cinema un mio romanzo, 190 miliardi di anni dopo, che è stato pubblicato dalla Baldini e Castoldi riscuotendo un grande successo editoriale. Peccato che gli editori non mi abbiano mai dato una lira".
Insomma Troiano si consoli: se il pianeta cinema non è il migliore dei mondi possibili, quello dell'editoria non è certo pronto a fargli le scarpe
Gianluca Arnone
I due interpreti con il regista Carlo Sarti
I due interpreti con il regista Carlo Sarti


 

*** Commedia/Ita
 
Goodbye Mr. Zeus!
Di Carlo Sarti, con Fabio Troiano, Chiara Muti, Max Mazzotta
 
C’erano una volta Harvey e l’elegante follia di James Stewart. A 60 anni di distanza e anni luce in tutto il resto, nelle vesti di Zeus, un pesce rosso torna il depositario dei problemi e dei pensieri (inespressi) dell’uomo.
Opera seconda di Carlo Sarti, Goodbye mr.Zeus! è una sceneggiatura vincitrice del Premio Solinas ed è diventata commedia gradevole, uscita dall’acquario della bolognese itc movie.
La vicenda racconta dell’impiegato di banca Fabio Troiano prigioniero di se stesso e della fidanzata perfettina Chiara Muti, ma la (s)fortuna lo libera mettendolo in galera! Complice di “crimini e misfatti” è il pesciolino rosso Zeus, adorato e inseparabile dal protagonista, che (forse) capisce e sentenzia sbattendo le pinne sull’ampolla: grillo parlante in apnea, sarà lo specchio di una coscienza che finalmente si aprirà alla vita.
 
(A.M.Pasetti, il fatto quotidiano, giornale di Marco Travaglio)




L’uomo in crisi è un pesce fuor d’acqua

[di Ang]

Alberto (Fabio Troiano) è un giovane impiegato di banca con la naturale propensione a cacciarsi nei guai. Fidanzato con la bella ma invadente e iperprotettiva Adelaide (Chiara Muti), si sente come un animale in gabbia. Anzi, come un pesce nella boccia di vetro.
Proprio il fortuito incontro con un pesciolino rosso di nome Zeus, che sembra essere dotato di intelligenza e perfino del dono della parola, lo spingerà a riflettere sulla sua esistenza e a dare una svolta alla propria vita. Naturalmente non prima di aver combinato un sacco di pasticci.

Piccola commedia sulla ricerca della libertà, Goodbye, Mr. Zeus! di Carlo Sarti, in sala con Archibald, ha vinto il Solinas della giuria con menzione speciale nel '98, per la sceneggiatura. Ma solo ora il film, girato tra Bologna e la Svizzera, riesce a trovare realizzazione e distribuzione, prima nei capoluoghi, poi, si spera, in provincia.
"Il cinema surreale in Italia non è nemmeno contemplato - spiega il regista - anni faMaurizio Nichetti lesse la sceneggiatura, che gli piacque, e mi disse: 'Ma un film così, in questo paese, non riuscirai mai a farlo'. Per fortuna non gli ho creduto. E' stato faticoso, però. Con questo progetto ho attraversato dieci anni di storia del cinema italiano. Abbiamo visto cadere governi e lo abbiamo ripresentato al Ministero più volte. Per ben due volte il film, sottoposto al giudizio della Commissione Cinema presieduta da Caterina D'Amico, è stato approvato all'unanimità, ma entrambe le volte non è stato sovvenzionato per esaurimento delle risorse finanziarie. Ora il problema è più che altro la distribuzione, perché si tende a privilegiare i film finanziati dallo Stato. Ma non voglio fare polemica.

In conferenza ci sono anche il protagonista Fabio Troiano e...Zeus, il pesciolino nella sua ampolla, anche se il regista si lascia sfuggire che non si tratta della stessa bestiolina del film.
"All'inizio mi sono sentito un po' scemo a parlare con un pesce rosso. Se poi consideriamo che spesso la boccia era vuota e che Zeus è stato aggiunto in post-produzione, non ne parliamo - dice Troiano - Certo tutti a casa chiacchieriamo da soli, ma davanti alla macchina da presa è diverso. La chiave è stata capire che quando Alberto si rivolge al pesce in realtà parla con se stesso. E' come quando, chiedendo consigli a un amico, alla fine lo porti a risponderti ciò che vuoi sentirti dire".
"Non credevo di averci messo tanta psicanalisi - fa eco il regista - forse mi dovrei analizzare io stesso. Ho solo pensato a quale poteva essere l'animale domestico più indifeso e privo di mezzi di comunicazione. E poi ho pensato all'uomo, l'animale che ha conquistato la Terra. Mi sono divertito a invertire i ruoli: qui è l'uomo, in crisi, a essere l'elemento fragile. Ma entrambi, l'uomo e il pesce, mirano a riconquistare la libertà".

Quanto al futuro il regista, che vorrebbe trarre un film dal suo libro "Centonovanta miliardi di anni dopo", annuncia che sfruttando la formazione da paleontologo - è docente a Bologna ed esercita attivamente - sta lavorando a un progetto sullo scorrere del tempo.

Note dolenti per Troiano che rivela una polemica in atto con l'attrice Francesca Inaudi, sua collega nella celebre fiction RIS. "Il filmCome trovare l'uomo giusto al momento sbagliato doveva partire a luglio, ma Francesca ha dichiarato apertamente: 'Se Troiano fa il film, allora io non lo faccio'. Mi sembra un comportamento ridicolo".
Bizze da star? Forse.

Ma la vera star di oggi è naturalmente il piccolo Zeus, parente stretto del televisivo Boris e del disneyano Nemo. "Abbiamo usato più di cento esemplari e a volte, per le sequenze 'pericolose', il pescetto veniva sostituito con una controfigura in gomma - dice ancora Sarti - Ma per le sequenze di confronto con Alberto ho voluto che l'animale fosse sempre il medesimo".
Ma che fine ha fatto Zeus? "Alla fine lo abbiamo liberato davvero - racconta il regista - Poco prima ha cominciato ad agitarsi, buttando acqua in faccia a Fabio. E' il taglio che ho messo nel film. Sembra incredibile ma pareva davvero che capisse. Non so che fine abbia fatto".
"Forse è morto", interviene il caustico Troiano.
"Forse ha distrutto l'ecosistema in Svizzera", conclude ridacchiando Sarti.
(fonte: cinecittà NEWS)


 

IL GIORNALE



"Il triangolo no, canta
Renato Zero. Ma Alberto, impiegato di banca

imbranato e sempre in mezzo ai pasticci, riuscira a tradire la fidanzatina

Adelaide con... un pesce rosso (chiamandolo Zeus). (...) La scanzonata

favola moderna ha il pregio della leggerezza e la figlia del maestro

Riccardo Muti qui dimostra che non la manda papa'."

(Cinzia Romani, il Giornale)





 

 
 rapporti di vita "alterati"

Goodbye Mr. Zeus! Un pesce rosso come star

 Commedia divertente quella di “Goodbye Mr. Zeus”! Si scoprono attori Italiani, anche nuovi, di un certo calibro. Un sorprendente Fabio Troiano lavora “energicamente” a fianco a una nevrotica Chiara Muti che monopolizza l’attenzione sul rapporto “alterato” tra i due, né più né meno come quello tra lui ed il pesce rosso che lo seguirà quasi dappertutto.
Il film ha partecipato al prestigioso concorso “ Solinas”, è arrivato tra i finalisti e, bisogna ammettere, si nota! Infatti soprattutto la sceneggiatura è tra le più variegate e divertenti per essere una semplice commedia. Diciamo una commedia con, certamente, qualche tono drammatico, o se non altro con una vena seriosa.
La storia ruota attorno al rapporto, ormai stanco, tra Alberto e Adelaide che si attirano e si allontanano a vicenda, fino a che Alberto non instaura un altro tipo di rapporto (sottoposto alla lente di ingrandimento di uno psichiatra con una serie di trovate comiche riuscitissime) stabilitosi con un pesce rosso che Alberto chiamerà Zeus. La sua mente gli fa intuire un certo “linguaggio” dell’animaletto che egli non fatica a ritrovare soprattutto nei momenti difficili, quando la collaborazione di Zeus gli risulta “comoda”. Ad esempio quando, per un tentativo di rapina, Alberto viene arrestato e deve scontare la pena di alcuni anni. Grazie sempre a Zeus, in un certo senso, riesce ad evadere.
Ne approfitta fino al punto in cui deciderà di lasciar libero Zeus nel torrente delle cascate svizzere vicine al Canton-Ticino. La ritrovata libertà del pesciolino riesce a cogliere anche la sua che, nel frattempo egli si è procurato grazie ad un espediente che gli ha consentito di ricavar denaro dalla fidanzata. Nulla si saprà della nuova vita di Alberto, ma si intuirà: completamente diversa da quella iniziale, che era piena di continui sacrifici e compromessi, non ultimi quelli tra lui e Adelaide: pignola e rompiscatole fino al punto da fargli rifuggire, non solo la galera, ma ancor peggio il matrimonio!
Efficacissimi i dialoghi con il compagno di cella: Procolo, pieni di trovate comiche tra i due; ugualmente divertenti i colloqui con lo psichiatra e con qualsiasi altro personaggio, poiché tra tutte le caratteristiche della commedia, diremmo che la più calzante è quella di: “smisuratamente esilarante”! Carlo Sarti dirige benissimo attori noti e non, facendo lavorare a fianco ai più conosciuti, delle vere e proprie star, altri meno noti, con atteggiamenti da attori consumati e con toni comici sorprendenti, sempre all’altezza della situazione. Con ciò bisogna riconoscere quanto questa sia una buona stagione per il cinema italiano, che sta crescendo e che sta “mettendo il suo futuro nelle mani”di interpreti capaci che riescono, tra le altre cose, a stabilire un certo feeling tra loro durante la lavorazione dei film, con una buona dose di spirito creativo. Vi è un ritorno a morali quasi mai scontate, di decisa impronta artistica sempre alla ricerca di nuovi ed appassionanti contenuti originali.
                                                                                                   Michela Gabrielli
 
 
 
Un uomo, una donna e un pesce rosso
Di Sergio Di Lino
 
Dal regista-paleontologo Carlo Sarti, lontano dalle sale (ma non dal cinema tout court...) da una quindicina d'anni, una originale commedia surreale.
Il curioso sdoppiamento professionale del cineasta bolognese (di Budrio, per la precisione) gli ha infatti concesso di oscillare fra lavori destinati al mercato e altri dall'attitudine prettamente "divulgativa", spesso a corollario di interventi a carattere saggistico su prestigiose riviste scientifiche, oppure delle numerose campagne di scavo da lui condotte. Insomma, Sarti non è un uomo che "campa di cinema", e questo è per lui un aspetto oltremodo salvifico, dal momento che ciò gli consente di fare più o meno ciò che vuole con la macchina da presa. Ovviamente avendo a disposizione i soldi necessari.
A tal proposito, quella di Goodbye, Mr. Zeus! è la classica vicenda "all'italiana" di finanziamenti statali garantiti e poi mai erogati, oppure erogati a fatica, con il regista e i suoi produttori costretti a inseguire sovvenzioni private non sempre a portata di mano o pienamente garantite dalla serietà degli occasionali (per fortuna   che c'era un produttore caparbio come Beppe Caschetto a fare da "garante"): d'altronde è questa la "loro" stagione, non a caso abbiamo appena finito di parlare di Alice di Oreste Crisostomi, che ha vissuto una vicenda produttiva  (e in misura ancora maggiore sotto un punto di vista distributivo) grossomodo analoga.
Si accennava dell'autarchia produttiva, e dunque della relativa libertà realizzativa, di cui Carlo Sarti, forte del fatto di fare un altro mestiere" per vivere, può godere, permettendosi di conseguenza il lusso di "osare" qualcosa in più rispetto all'ordinario. Così Goodbye, Mr. Zeus!, a dispetto del titolo che riecheggia un vecchio racconto di formazione di ambientazione scolastica del cinema britannico della fine degli anni Trenta (Goodbye, Mr. Chips di Sam Wood, 1939), si configura in realtà come una   briosa commedia surreale, dalle trovate che sconfinano spesso e volentieri nel grottesco, "cifra" narrativa che Sarti aveva già sperimentato nel precedente e già citato Se c’è rimedio perché ti preoccupi?, anche se non con questa sistematicità. In Goodbye, Mr. Zeus! si narra del ménage fra Alberto, timido e impacciato travet tristemente impiegato in banca, e la dispotica Adelaide, sua fidanzata perennemente insofferente nei confronti delle "distrazioni" del compagno. Come Paperino e Paperina, i due conducono un rapporto all'insegna della medesima falsariga: lui commette regolarmente qualche errore, lei lo punisce. Quando Alberto si rende conto di essersi dimenticato di comprare il regalo di compleanno per Adelaide, inizia la catastrofe: nel precipitarsi verso un negozio di animali per acquistare il levriero afgano (sic...) tanto desiderato dalla ragazza, egli tampona un'auto, stende un povero ciclista e viene derubato. Con i pochi spiccioli che gli rimangono in tasca, non potendo più permettersi il levriero, ripiega su un più modesto pesce rosso, sperando che la fidanzata sia comprensiva. Non lo sarà: Alberto si ritrova ben presto solo e con un pesce rosso in più a carico, il quale, però, miracolosamente, si rivela un essere senziente e parlante, e inizia a comunicare con il nuovo proprietario. Grazie al loquace esemplare di carassius auratus, Alberto capirà infine di essere a sua volta un "pesce in acquario", prigioniero di obblighi e convenzioni. Come fare a fuggirne? Sembra proprio che il simpatico pesciolino rosso abbia alcuni consigli utili per l'occasione. Utili ma anche interessati, dal momento che anche egli si trova un po' "costretto" in quella boccia di vetro di dimensioni così contenute, e cambierebbe volentieri domicilio. Peccato che poi i consigli dell'animaletto non si rivelino sempre delle autentiche perle di saggezza, e così Alberto si ritrova a vagare nudo per Bologna e finisce in un ospedale psichiatrico, nel quale, anche grazie all'incontro con alcuni internati più suonati di lui, capirà che l'unica speranza per lui - e per Zeus - è la fuga...
Il punto di forza di Goodbye, Mr. Zeus! è costituito senza dubbio dal connubio vincente fra originalità dell'intreccio e comicità paradossale delle situazioni che coinvolgono lo sventurato Alberto. Senza andare troppo lontano (c'è chi ha scomodato, in maniera un po' frettolosa, i fratelli Marx e Jacques Tati), vengono in mente alcune pagine felici - e purtroppo decisamente rare, al pari di quelle di Carlo Sarti, più o meno per gli stessi motivi - del cinema di Sandro Baldoni, non a caso fermo (al cinema, non a teatro) dal 2008, anno del suo terzo lungometraggio
Italian Dream. A volte il paradosso sfiora il nonsense, ma Sarti è abile a districarsi anche in questo ambito, senza far perdere all'intreccio l'impressione di necessità di ogni sua parte. Purtroppo, necessità non significa organicità, e dunque, complici anche le tante difficoltà produttive, a livello di scorrimento il film procede a sbalzi, alternando momenti dal ritmo invidiabile a parentesi in cui affiora una certa "fatica" nel tenere insieme le fila del racconto. Al contrario, regge il discorso di fondo, l'elogio della follia che sottende all'apparato simbolico dell'intero lavoro.
Fra gli attori, Fabio Troiano replica per l'ennesima volta - e con una punta d stanchezza in più - il personaggio lunare e stravagante che si porta dietro dai tempi di
Dopo mezzanotte di Davide Ferrario. Mentre la solitamente più compassata Chiara Muti sveste qui i panni algidi di cui è stata spesso rivestita per un ruolo più leggero, a tratti persino caricaturale. A far loro compagnia, il prode Max Mazzotta, al quale, quasi per predestinazione fisiognomica, spetta il ruolo del fool. Anche questo è un segno dei tempi... Da segnalare, infine, anche la raffinata selezione di musiche (Smack Daniel's, The RavenMaster, Andrea Dessì & Marius Svensson), coordinata da Andrea Guerra...

 
Goodbye, Mr. Zeus!
Regia: Carlo Sarti
Quando si cresce, le proporzioni s’invertono: quello che prima sembrava grande diviene più piccolo. E’ la legge della natura. Ma è anche la percezione immaginifica a ridefinire la dimensione di cose, persone e animali, mutando la prospettiva dello sguardo: come nelle fiabe. Lo straordinario Renato Pozzetto, in quell’esempio di realismo magico che rimane Da Grande, è un bambino di otto anni che, dopo aver esaudito il proprio desiderio di crescere, assume le ampie proporzioni del comico milanese. E’ il trionfo della logica lillipuziana che fu di Defoe: la realtà circostante assume le proporzioni del protagonista che, nella sua stanza cresce insieme agli oggetti che lo circondano, compreso il pesce nella vaschetta. E lo stesso accade più o meno all’impiegato di banca Alberto nella commedia di Carlo Sarti, Goodbye, Mr Zeus!. Alberto (che ha le simpatiche sembianze dell’attore Fabio Troiano, qui a proprio agio nell’esibire una verve comica scatenata) è uno qualunque, immerso in un trantran quotidiano che lo spinge allo stress. Nell’incipit lo troviamo imprigionato nella sua auto nel traffico soffocante mentre la fretta lo conduce a tamponare la macchina davanti a lui e a colpire con lo sportello un ciclista che, per tutta risposta, gli spilla duecento euro dal portafoglio minacciando di chiamare i vigili urbani. E questo è solo l’inizio di una serie di vicissitudini in crescendo. Di corsa, il nostro raggiunge un negozio d’animali per comprare un cucciolo di levriero afghano come regalo di compleanno per la sua bella fidanzata Adelaide (l’intrigante Chiara Muti), finendo per rimediare, con le sue cinque euro che si ritrova in tasca, un pesciolino rosso che chiamerà Zeus. Un cadeau che gli provocherà l’iniziale sdegno, poi rientrato, della ragazza, sua vicina di pianerottolo. Ma ecco che il pesciolino rosso rifiutato diviene il cuore rivelatore del surreale mutamento. Già l’indomani, come per magia, Zeus sembra danzare nella sua vasca mentre Alberto, completamente nudo, vorrebbe comunicare alla fanciulla il piccolo prodigio: ma la porta di casa gli si chiude dietro, Adelaide è in allarme per l’improvviso malore della madre, e a lui non resta che raggiungere, coperto solo da uno zerbino, il vicino commissariato, venendo lì accolto come un esaltato e, di conseguenza, condotto ad un ospedale psichiatrico. Una vertigine kafkiana che assume connotati da slapstick, generata com’è da un innocuo pesciolino che ha il nome del re degli Dei: è il plot di questa deliziosa commedia italiana giostrata con brio per merito di una sceneggiatura (che ha ricevuto una menzione speciale dalla giuria al Premio Solinas) firmata dallo stesso Sarti, già regista di Se C’è Rimedio Perché Ti Preoccupi? del 1995.

Se il piccolo Nemo della Pixar ha commosso e divertito facendoci amare le profondità dell’oceano ma anche facendoci riflettere sull’infinito senso dell’avventura e del legame filiale, Goodbye, Mr Zeus! adegua i suoi colori allo scenario della provincia italiana trasfigurando, con qualche puntuta notazione realistica, la comune nostra alienazione che ci rende succubi e fragili. Non a caso, uno dei personaggi del film, lo stravagante dottor Salingheri (impersonato da Umberto Bortolani), diagnostica all’impiegato protagonista una sindrome da pesce rosso mutuandola dal volume "La vita sessuale dei pesci rossi". Le frenetiche disavventure del nostro, una volta dimesso dall’ospedale, lo conducono in prigione, per aver contravvenuto alle regole stradali. E’ in cella che la verve comunicativa di Zeus raggiunge l’apice (in uno dei momenti più spassosi del film) quando col suo linguaggio morse, mercé le pinne che funzionano come le ciglia dell’occhio sinistro dello splendido Lo Scafandro e la Farfalla, riesce a riportare l’armonia all’interno del carcere, esprimendo anche un disagio che è lo specchio di quello di Alberto (e a questo punto ha una sua funzione il personaggio di Procolo, compagno di prigionia del protagonista, interpretato da Max Mazzotta).
Se nella favolistica commedia di Franco Amurri con Pozzetto, è la costrizione familiare a generare la metafora di una metamorfosi rivelatoria, qui è il nucleo di coppia a svelare il disagio di una disarmonia caratteriale che si traduce nell’assurdità di un’anamorfosi ridicola. La nostra è una realtà da pesci in prigione se non riusciamo a trovare respiro amoreggiando con la nostra vicina di pianerottolo, se il mondo circostante (la piccola provincia del nostro scontento) non comprende il bisogno di libertà, se gli spazi quotidiani sembrano restringersi fino ad impedire ogni espressione. Solo la fantasia che si fa realtà trasfigurata può salvarci: e così il microcosmo di Alberto si allarga quando egli, all’apice delle proprie disavventure, libera Zeus in un paesaggio ricco di laghi e di cascate, finendo con l’assaporare il valore di liberazione da una quotidianità soffocante.
Non riveliamo, per scrupolo, il destino delle incomprensioni tra Alberto e Adelaide. Diciamo che il film mantiene quello che promette e che ci ha fatto piacere incontrare, nel corso della proiezione per la stampa, oltre all’attore Troiano e al regista Sarti anche l’irresistibile Zeus, effettivamente suggestivo e quasi ipnotico nel suo ruolo allusivo che evoca una dimensione altra, quella dimensione dove tutte le proporzioni s’invertono. E ancora una volta è il cinema a raccontarci di questa resistente soglia che, con umorismo, c’invita a varcare il confine delle finzioni quotidiane, nel regno parallelo dove la fantasia reinventa la realtà per renderla più umanamente sopportabile.    
 © 2010 reVision, Francesco Puma
 

 
Goodbye Mr. Zeus !

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